venerdì 26 settembre 2014

IL FUTURO DELLA TELEVISIONE. SGARBI:”SERVONO IDEE, GLI ITALIANI SONO STUFI DEI SOLITI PERSONAGGI.


Il talk show è in crisi? per forza, è una rottura... Vittorio Sgarbi non ha dubbi: servono idee nuove. Come, questa la sua proposta, un programma che cambi le regole: una sorta di reality-talk, dove si parli di tutto. Ma, per favore, non di politica. Interessante l’ appuntamento di ogni Giovedi  sera, ore 23,30, nel suo spazio all’interno della trasmissione Raidue Virus dove ha parlato di Caravaggio, da non perdere ogni giovedi .

Professor Vittorio Sgarbi, che fine ha fatto il talk show? «Io ho proposto a Cairo, su La7, di fare un programma sull’arte cristiana, invece di fare dieci minuti di Floris, alle sette e quaranta o alle otto, fare dieci minuti di un capolavoro dell’arte italiana. La gente ti ascolta. Quando io faccio Virus, parlando di quadri, poi in maniera rapsodica, perché parlo sempre a ore diverse, attorno alle 11,30, ne alzo l’ascolto». E come mai? «Sarà che sono bravo, ma, immagino che, oltre ad essere io bravo, invece di metterti lì con Renzi, Boschi, Berlusconi, Napolitano, si potrebbe dare agli spettatori qualcosa che guardano, vedono, sanno: mi pare che l’idea di diversificare sarebbe potuta essere un punto di riferimento. Poi Cairo è un bravo ragazzo, ma è un po’ lento a capire. Insomma, è diventato come il mercato del calcio, dove si comprano dei giocatori perché, dicono, Floris ha fatto gol due volte. Ma è una schiappa, Floris. Cosa dice di originale e di nuovo? C’è un’idea nei programmi di Floris? È chiaro che servono delle idee nuove».  Come è andata con La7? «Io ho parlato con il mio vecchio amico per quattro mesi, alla fine, quando mi aspettavo che facessimo questi dieci minuti, lui ha chiamato Floris. Io poi gli ho scritto: ma di cosa parlerà? Di Renzi, di Napolitano, delle solite cose!» Lei ha proposto questa idea personalmente a Urbano Cairo? «Ma sì, ci conosciamo da trent’anni, quindi non so perché non dovevo parlare con lui. Mi sembrava una cosa abbastanza logica. Che poi è la cosa che io faccio

dentro Virus. E il fatto che ci sia il picco di ascolti è la prova che il desiderio degli spettatori è di guardarsi una cosa che esula dal contesto del talk show. Una cosa che funzionava e che, di fatto funziona, con la Gruber, l’aveva fatta l’unico, vero censurato della Rai: Gigi Moncalvo. Si chiamava "Confronti". La voleva fare con Santoro, l’idea era di fare un’edizione che fosse un confronto tra me e Travaglio. La Gruber oggi fa questo: ha due ospiti. Il peggio di tutto, invece, è Agorà la mattina, dove invitano venti ospiti, in studio, poi quattro collegati, otto contributi, una rottura di... È il degrado del talk show, perché aumenta il numero dei presenti, mentre invece va ridotto. Perché deve diventare come un duello. Moncalvo faceva "Confronti". Io mi sono confrontato lì con Cecchi Paone, con Travaglio». La sua proposta? «Stiamo programmando con Raidue di fare un reality portando per tre giorni alcune persone: Moni Ovadia, io, Buttafuoco a discutere. E questo ricordando che il Grande Fratello era bello, come lo guardavo io, senza audio. Il vero mutamento, nella storia dell’arte, è quando cambia il sistema dello spazio. Il talk show è uno spazio fermo, invece il bello del Grande Fratello era che giravano dove volevano, con le telecamere dappertutto. E allora, se si fa uno show dove la gente ha anche delle cose da dire su: Dio, la morte, il turismo, la democrazia...» E magari si spostano. «Certo, uno spazio, un castello, un borgo, dove si sta tre giorni, e fai quattro o cinque puntate. È un progetto, hanno già stabilito un luogo». A. A.

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