martedì 3 marzo 2015

75 ANNI FA: RELAZIONE SUI DANNI PROVOCATI DALLE PIOGGIE ECCEZIONALI DEL MAGGIO 1939-XVII *

Distribuzione di aree franose sul territorio provinciale


Il comprensorio della bonifica di Brisighella si estende ai bacini montani dei fiume Lamone e Senio a monte della statale n.9 ) (Via Emilia)  per circa ha. 80.000 di cui 38.000 in Provincia di Ravenna, 26.500 in Provincia di Firenze, 16.900 in Provincia di Forlì e 600 in Provincia di Bologna. In seguito alle forti piogge cadute negli ultimi giorni di maggio, susseguite ad un lungo periodo piovoso che aveva saturato completamente l’imbibizione dei terreni, si sono lamentate lunghe piene nei fiumi e torrenti, esondazioni e frane che hanno provocato danni gravissimi alle opere pubbliche ed ai beni privati.
Dai dati  pluviometrici negli apparecchi del consorzio si ricava che in tutte le zone è avvenuta una piovosità massima, specialmente nella zona media, dove in cinque giorni si è avuto una quantità minima di precipitazioni di quasi la metà dei totali annui. Nei fondi valle le piene hanno, in alcuni luoghi , sormontato gli argini di presidio, in altri gli hanno abbattuti ed hanno invaso i campi rivieraschi ricoprendo le messi di uno strato di fanghiglia di cui le acque erano cariche. Si lamentano sempre corrosioni e lunate ed il crollo del ponte in cemento armato della Sibetta nel torrente Marzeno.
Si prevedono danni anche alle opere idrauliche e d agli altri ponti, ma la persistente piena impedisce ancora di riscontrali. Nella zona di fondovalle non sono da lamentarsi crolli di case coloniche.
Sono invece rimasti sommersi dalle acque: nella Vallata del Marzeno 100 Ha, nella Vallata del Lamone  200 Ha, nella Vallata del Senio 100 Ha per un totale di 400 ettari. Ma i dati maggiori si riscontrano nelle falde, dovuti a frane ed a scoscendimenti di ampie zone. Il comprensorio è eminentemente montano e costituito da terreni (periodo terziario) argillosi. se si fa eccezione della zona delle argille plioceniche che si presentano omogenee e compatte, il restante comprensorio è costituito da arenarie in strati o banchi più o meno dure, alternate a strati marnosi. I banchi hanno pendenze anche fino alla verticalità e presentano giaciture sconvolte a falie. Tale costituzione, unità all’azione concomitante dell’infiltrazione delle acque ed alla mancanza nella maggiore  parte dei bacini di opere di sistemazione idraulica-forestale (l’opera del Consorzio si è finora pressoché limitata alla zona calanchiva) è stata la causa essenziale dello squilibrio avvenuto su tutta la parte collinare-montana. Non vi è falda che non presenti fessurazioni di cedimenti avvenuti e non vi è pendice che non presenti scivolate di terreno spesso dall’apice al piede. Dove il terreno era più profondo e dove le condizioni stratigrafiche erano favorevoli al movimento, si sono formati distacchi di oltre 30 metri d’altezza e lo scorrimento di masse di oltre 200 metri di larghezza  per 300 metri di lunghezza. I piani di scorrimento si sono in massima costituiti su strati arenaria dure, non fessurati che hanno impedito all’acqua infiltratasi di approfondirsi ancora. Le strade principali di fondo-valle sono state invase da colate di fango e da materiale  in frana e potranno essere riattivate agevolmente. La viabilità sulle falde è ridotta in modo


tale da non potersi prevedere entro quale periodo possa essere ricostituita, essendone addirittura esportati interi tronchi. Ciò è preoccupante per la mancanza di comunicazione con vaste zone agricole e con borgate rurali, e per il grave ostacolo che costituisce la trebbiatura ed il trasporto dei  prodotti e concimi. Gli acquedotti  di acqua potabile scendenti per la valle del Tramazzo e del Lamone e che servivano i comuni di Tredozio, Modigliana, Brisighella e Faenza e le relative frazioni, sono stati spezzati, mentre la Ferrovia Ravenna-Firenze nel tratto Fognano-S.Cassiano nella valle del Lamone , è stata sepolta da una massa fangosa che ha in un primo tempo  ostruito il fiume stesso, fortunatamente incassato nella località. quasi tutti i fabbricati colonici  posti nelle falde, , appena si è notata la fessurazione dei terreni, sono stati abbandonati. Purtroppo il movimento  si è in diversi luoghi manifestato così repentino ed imprevisto, che alcuni fabbricati sono stati trascinati ed inghiottiti senza dare tempo di evacuare il bestiame. Fortunatamente  non si lamentano vittime umane. Le opere di  sgombero e di soccorso sono state maggiormente difficoltose per la pioggia continua e l’interruzione di ogni viabilità. Il danno portato dagli scoscendimenti si coltivi  e specialmente  ai filari di viti  ed ai vigneti è assai rilevante. Pendici boscose  sono anch’esse rovinate. Si deve però fare presente che dove opere di sistemazione idraulica ed opere di rimboschimento sono state costruite  da questo Consorzio, i danni sono stati nulli e contenuti in proporzione limitate. Si fanno eseguire i dati accertati fino al 3 giugno corrente, dei danni di maggior entità ed una documentazione fotografica forzatamente limitata alle località accessibili.
Case Crollate: Vallata del Senio n. 25, Vallata del Lamone n. 12; Vallata del Marzeno n. 26 Totale n. 43
Case fortemente lesionate:Vallata del Senio n. 20, Vallata del Lamone n. 50; Vallata del Marzeno n. 60
Case evacuate: Vallata del Senio n. 50, Vallata del Lamone n. 100,Vallata del Marzeno n. 200. Totale n. 350
Come si è detto i danni alla viabilità ed ai coltivi sono generali e rilevantissimi e non è possibile allo stato attuale tradurli in cifre. E’ certo però che il danno non si limita al raccolto dell’annata, ma, essendo addirittura asportato e sconvolto il terreno, occorreranno  parecchi anni ed un notevole impiego di capitali per riportare le aziende agrarie al grado di  produttività che l’attaccamento alla terra dei rurali, i progressi  della tecnica e l’alacre e fiduciosa volontà di lavoro e di miglioramento  portata dal costume fascista avevano consentito di raggiungere.
La breve relazione redatta dall’allora direttore tecnico del Consorzio , Dott. Ing. Dino Bubani a pochi giorni di distanza dall’alluvione del 1939, la più dannosa del secolo.

 * Tratto  dal libro “sessant’anni dopo” edizione 1999 Lions Club Faenza  Valli Faentine.

4 commenti:

  1. Avevano già inventato il cambiamento climatico o sono state le scie chimiche degli aerei?

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  2. Le calamità climatiche sono ed wsistera

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  3. Le calamità climatiche e i cambiamenti sono endemici, questo non c'entra nulla col fatto che oggi, da almeno quaranta anni, ci sia la tecnologia per controllare le precipitazioni.

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    1. Quali tecnologie? Controllare le precipitazioni? Forse gli effetti dfelle precipitazioni ...

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